Golden Goose Uomo Francy

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Ormai invecchiato, Beatty lavora più di rado, ma sempre con la stessa energia: La guerra di Charlie Wilson (2007) con Tom Hanks e Julia Roberts, L’occhio del ciclone In the electric mist (2008) di Bertrand Tavernier e The Killer Inside Me (2010).La voce dell’orso di peluche LotsoRimane agli allori il suo doppiaggio dell’orso di peluche Lotso, crudele pupazzo dell’asilo di Sunnyside in Toy Story 3 La grande fuga (2010), al quale ha dato una cadenza tipica del quartiere del Bronx (in Italia la voce è quella dell’impareggiabile Riccardo Garrone). Sempre in quanto a doppiaggio ha prestato la voce a Tortoise John in Rango.La carriera nel piccolo schermoMolte le sue apparizioni sul piccolo schermo (Una famiglia americana, Il tenente Kojak, Storie del vecchio West, MASH, A tutte le auto della polizia, Hunter, Hawaii squadra cinque zero, Agenzia Rockford, Le strade di San Francisco, Celebrity, La signora in giallo, Alfred Hitchcock presenta, Autostop per il cielo, Cuori al Golden Palace, Pappa e ciccia, CSI Scena del crimine, Law Order I due volti della giustizia), poche quelle in cui ha avuto un ruolo di notevole importanza e qui è necessario citare Homicide Life on the Street (1993 1995), dove ha vestito i panni del detective Stanley Bolander, detto “The Big man” e Streets of Laredo (1995), dove invece era il giudice Roy Bean. Stesso discorso per i film tv, fra i quali citiamo: Friendly Fire (1979), che gli è valsa la sua prima candidatura agli Emmy Awards; Tutti figli di Dio (1980); La tragedia della Guyana (1980); La ballata di Gregorio Cortez (1982); Una donna di nome Golda (1982) con Ingrid Bergman; Chi ha ucciso Sherlock Holmes? (1984); Last Train Home (1990), seconda nomination agli Emmy; Illusioni (1992); Libertà di reato (1992) e I viaggi di Gulliver (1996).Sposato quattro volte e padre di otto figliNed Beatty è stato sposato quattro volte e ha ben otto figli.

Il risultato sono immagini che “chiedono all’osservatore di entrare nella vita degli altri”, come ha affermato la fotografa in un’intervista con il curatore, “suggerendo un punto di vista alternativo a quello stereotipato.Nelle quattro serie esposte in mostra, attraverso le storie di persone e luoghi viene delineato un ritratto complesso del Sudafrica, dalla fine dell’apartheid fino ai giorni nostri, caratterizzati da profondi mutamenti e contraddizioni: il Paese oggi è diventato un punto di riferimento economico per il continente africano, nonostante sia ancora lacerato da vecchi conflitti e nuove tensioni sociali.La serie Between dogs wolves Growing up with South Africa è il risultato di un lavoro durato dieci anni. Iniziato nel 1994, all delle prime elezioni democratiche del paese, è realizzato all delle comunità più povere dei sobborghi di Johannesburg. Probabilmente il lavoro più importante di Jodi Bieber, si concentra soprattutto sulle giovani generazioni cresciute ai margini della società sudafricana, mostrandone l’innocenza perduta e l’istinto di sopravvivenza.Nelle fotografie in bianco e nero che compongono la serie Going home Illegality and Repatriation, vincitrice del Premio dell’Unione Europea per la fotografia documentaria, Bieber racconta il fenomeno dell’immigrazione illegale in Sudafrica, in particolare nel periodo immediatamente successivo alle inondazioni che nel 2000 devastarono il Mozambico e che coincisero, nel vicino Sudafrica, con l’operazione Crackdown, messa in atto dalla polizia per diminuire il tasso di criminalità del paese.Women who murdered their husbands, per la prima volta presentata nella versione integrale, è una serie in cui emergono in maniera particolare le modalità con cui Bieber stabilisce un rapporto profondo con i luoghi e le persone che fotografa.

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